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febbraio 18, 2016 - Paloma Barcelo

Paloma Barcelò collezione autunno/inverno 2016

The village of happiness ... Tra le rocce vertiginose dell'Everest e la catena dell’Hymalahia.
Nel Tibet dove regna sovrana una fauna sconosciuta al mondo occidentale, tra i volti arrossati da
venti freddi e temperature glaciali.
L’ispirazione della collezione FW 16/17 nasce da li, Manuel Barcelo’ ha raggiunto il suo massimo
picco creativo presentando una collezione dalle mille sfaccettature ricche di folclore, la pelliccia
come elemento “ridondante" in una collezione che profuma di storia.
Platform possenti e scultoree, strutture elaborate in perfetta armonia con la tradizione della Maison.
Lo ying e lo yang principio di causa ed effetto elementi agli antipodi che insieme armonizzano i
concetti di artigianalità e avvenirismo.
Visone rasato, shearling, mongolian fur, mohair e astrakan: un richiamo ad un lusso che non vuole
ostentare potere ma bensì raccontare una tradizione.
Le Pellicce avvolgenti e calde decorano i look di donne “unconventional”!
Una moda che vive il presente ammiccando al futuro.
Le palette della collezione hanno delle cromie vivaci dall’arancio intenso, al giallo canarino al verde
bosco fino ad arrivare ai toni ovattati del grigio ed il blu.
Ancora materiali come il tweed dal sapore 70’s su open toe e plateau scultori, suole che ondeggiano
alla vista ma stabili quando indossate.
Per la Fall Winter 16/17 la Maison Paloma Barcelo’ guidata dall’eccentrico designer Manuel Barcelo'
presenta una capsule collection di giacche in pelliccia, copricapi e guanti.
Una pelliccia disinibita e non troppo impegnativa, presentata con snekears e jeans vintage.
Ultima ma non ultima sorpresa una capsule di borse in pelle ed inserti in pelliccia, un’omaggio alla
cultura del bel vestire definizione di un total look.
Anche questo inverno viene confermata l’identità creativa di un brand che è andato ben oltre il solo
concetto di corda!
Estroso, ironico e "testardo" Manuel Barcelo’ stupisce ancora e questa volta ha davvero volato oltre i
confini dell'occidente... fino in Tibet.

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